Di quell'accordo zoppo

scritto da innuendi
Scritto Ieri • Pubblicato 4 ore fa • Revisionato 4 ore fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di innuendi
Autore del testo innuendi

Testo: Di quell'accordo zoppo
di innuendi

C’è un accordo zoppo che sale sempre dalla terra umida, prima ancora che il sole tagli il verde. Correre nel mio parco preferito non è solo esercizio. È un accordo battuto male su un pianoforte verticale di legno noce, con la polvere che sbuffa dai tasti consumati dal tempo.

Sento le scarpe affondare nel sentiero sconnesso, come dita rigide su tasti ormai sfibrati. Ogni passo batte una nota stonata, ma precisa nella sua imperfezione.

Il prato non è un tappeto verde. Ha preso l’umidità della notte, il freddo della pietra, il silenzio delle ore in cui non passa nessuno. E restituisce tutto lentamente, sotto le scarpe, sotto il respiro. Il tronco massiccio sopra la testa sembra un coperchio pesante, chiuso a metà, che trattiene il suono dentro la gola.

Poi, oltre i rami, lo sguardo trova la montagna.

È lì, severa e immobile, e sembra che quel pianoforte scordato trovi finalmente spazio per la sua dissonanza. Una nota aspra, graffiata, che non cerca l’armonia. Cerca soltanto di fare i conti con quello che resta dentro.

Con il respiro che si accorcia.

Con il fumo amaro delle mie sigarette.

Con quel ticchettio sordo dei battiti nel petto che, quando corro, sembra per un po’ appartenere a qualcun altro.

Corro e non penso.

O forse penso troppo, ma il corpo corre più veloce dei pensieri e per qualche minuto riesce a lasciarseli dietro.

Il sentiero gira, il prato si apre, la luce comincia a filtrare tra le foglie.

La città, là fuori, ancora sonnecchia. E quando si sveglierà ricomincerà a fare quello che fanno tutti: parlare, correre, fingere di sapere dove andare.

Fingere che tutto sia intonato.

Io, intanto, continuo a correre.

Dentro questa musica storta.

Che forse, proprio per questo, è l’unica che mi somiglia davvero.

Di quell'accordo zoppo testo di innuendi
3